Alcol blog - Tutto su alcol consumo responsabile bevande alcoliche effetti abuso dipendenza

blog per promuovere un consumo responsabile di bevande alcoliche e informare i consumatori sui rischi connessi all’abuso o all’uso scorretto di alcol

20 novembre 2008

ALCOL FARMACI: Antidepressivi, Antibiotici, Anti-dolorifici

Perché serve cautela - Alcuni farmaci non andrebbero assunti in combinazione con l’alcol. Per certi altri, invece, l’accoppiamento non rappresenta un problema. Nel caso in cui sia meglio non bere alcol durante un particolare trattamento farmacologico la raccomandazione è di solito riportata nelle istruzioni del medicinale.


Alcol e farmaci possono influenzarsi a vicenda in tre modi:

1. I farmaci possono ritardare l’eliminazione dell’alcol da parte dell’organismo. I metaboliti tossici prodotti dall’alcol rimangono presenti più a lungo con possibili effetti indesiderati, come calura, viso arrossato, nausea, mal di testa, pressione bassa e palpitazioni.
2. L’alcol può ritardare l’effetto di certi farmaci che cosi rimangono attivi più a lungo nell’organismo. Una possibile conseguenza è un’overdose da farmaco.
3. L’alcol può aumentare gli effetti diretti e collaterali di alcuni farmaci.

 

Consigli per il consumatore
Come può il consumatore capire quali farmaci non vanno combinati con bevande alcoliche?

1. Chiedendo al farmacista se la medicina prescritta è più o meno compatibile con il consumo di alcolici.
2. Leggendo il foglietto di istruzioni dove spesso sono descritti anche i possibili sintomi derivanti da questa interazione.

 

Alcool e farmaci più comuni
L’effetto dell’alcol varia a seconda della tipologia di farmaci. Esaminiamo i più utilizzati.

Anti-dolorifici L’alcol intensifica gli effetti secondari di certi farmaci antidolorifici come la sonnolenza, l’alterazione della coordinazione e la respirazione affannosa. Acido Acetilsalicilico (Aspirina), ibuprofene (Algofen, Antalfebal, Antalgil, Buscofen, Calmine, Cibalgina, Dolocyl, Moment, Nureflex, Nurofast, Nurofen, Nurosolv), diclofenac (Forgenac, Ribexflu, Voltaren, Zeroflog) e naproxene (Algonapril, Floginax, Gibixen, Laser, Naprius, Naprosyn, Neoeblimon, Prexan, Xenar) che hanno già di per se un effetto irritante per la mucosa dello stomaco se combinati con l’alcol, potenziano questo loro effetto. Un altro effetto collaterale di alcuni di questi farmaci come acido acetilsalicilico, ibuprofene, diclofenac e naproxene, è quello di rendere più fluido il sangue. Se si beve alcol associato a questi farmaci le ferite sanguineranno più a lungo, anche perché l’alcol ha un effetto vasodilatatore cioè dilata i vasi sanguigni.

Farmaci contro la tosse (Aricodiltosse, Bchilar, Bronchenolo, Broncofarma, Codeina, Destrometorfano, Formitrol tosse, Lisomucil tosse, Metorfan, Neoborocillina tosse, Sanabronchiol, Tossoral, Tussycalm, Vicks tosse). Questi farmaci possono creare sonnolenza, fino all’overdose. Non è quindi consigliabile bere se si deve guidare.

Anti-allergici I vecchi farmaci contro le allergie hanno effetti collaterali come sonnolenza alterazione della coordinazione e della concentrazione. L’alcol aumenta questi effetti se combinato con delorofeniramina (Polaramin), difenhidramina/dimedrinato (Lomarin, Motozina, Travelgum, Valontan, Xamamina) e mebidrolina (incidal). 
Non influisce, invece, sugli effetti collaterali dei nuovi antiallergenici come loratadina (Alorin, Clarityn, Fristamin) terfenadina (Allerzil), cetirizina (Formistin, Naristar, Reactine, Virlix, Zirtec) e fexofenadina (Kalicet, Telfast).

Anti-epilettici Consumare alcol in modo moderato e saltuario non ha influenza sul numero degli attacchi epilettici. Comunque l’alcool intensifica gli effetti collaterali(sonnolenza, alterazione della coordinazione e concentrazione) di carbamazepina (Tegretol), fenitoina e fenobarbitale (Aurantin, Dintoina, Dintoinale, Metinal idantoina). 

Statine (Atorvastatina: Lipitor, Torvast, Totalip, Xarator; Simvastatina: Liponorm, Medipo, Sinvacor, Zocor, Pravastatina: Aplactin, Plasterol, Pravaselect, Sanaprav, Selectin; Rosurvastatina: Crestor, Provisacor, Simestat; Cerivastatina Cervasta)
Usate per ridurre il livello di colesterolo nel sangue, possono creare problemi muscolari.  Grandi quantità di alcol possono aumentare questo rischio. Meglio quindi fare attenzione.

Antidepressivi L’alcol può aumentare l’effetto stupefacente degli antidepressivi. Meglio tenerlo presente se si è alla guida o impegnati in qualsiasi altra attività che richieda la massima attenzione.  Più alcool si consuma più i riflessi si allentano.

Antipsicotici L’alcol può aumentarne gli effetti collaterali: sonnolenza, alterazione della coordinazione e concentrazione.
Meglio non bere quindi se si è alla guida o impegnati in attività che richiedano la massima attenzione.

Tranquillizzanti e sonniferi L’alcol può aumentare la sonnolenza, l’alterazione della coordinazione e concentrazione che rappresentano altrettanti effetti collaterali di questi farmaci. E’ importante quindi saperlo se si guida o si fanno lavori che richiedono attenzione.

Antibiotici Con quasi tutti gli antibiotici il consumo di alcol non crea problemi. Solo con il Metronidazolo (Deflamon, Flagyl, Metronidazolo) si possono avere un certo numero di effetti collaterali spiacevoli. Gli effetti collaterali dell’assunzione contemporanea di alcool sono: mancanza d’appetito, nausea, mal di testa e, a volte arrossamento del viso, che puo’ essere provocata anche dal ketoconazolo (Nizoral).

Farmaci per la tubercolosi (Rifadin, Rifampicina, Rifapiam, Rifater, Isoniazide, Nicizina, Nicozid).
Una gran quantità d’alcol può ridurne l’efficacia e renderli tossici nel fegato.

Disintossicanti (per la dipendenza dall’alcol) Il Disulfiram (Antabuse, Etiltox) viene utilizzato da chi vuole liberarsi dalla dipendenza alcolica. Chi lo assume insieme all’alcool avrà pressione bassa, palpitazioni, mal di testa, calura, arrossamento del viso, sudore e nausea. Può sviluppare anche crisi d’ansia e tensione nervosa.

FONTE:
ALCOL E FARMACI  Antidepressivi, Antibiotici, Anti-dolorifici

 

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02 novembre 2008

ALCOL EFFETTI

ALCOL EFFETTI

ALCOL EFFETTI - Il fegato lo trasforma, reni, polmoni e pelle lo eliminano
L'alcol ingerito viene assorbito attraverso l'apparato digerente ed entra nel sangue, diffondendosi in tutto l'organismo. Il fegato è l'organo incaricato di trasformarlo e per farlo mette all'opera degli enzimi specifici.

Si calcola che, in condizioni normali, in una persona adulta sana, il fegato trasformi circa mezza unità di alcol ogni ora. Quindi un bicchiere di birra da 330 ml o un bicchiere di vino da 125 ml vengono metabolizzati in circa 2 ore. L'eliminazione avviene invece a carico dei reni (urina), dei polmoni (respiro) e della pelle (sudore).

ALCOL EFFETTI - Il cervello ne viene influenzato
Attraverso il sangue l'alcol raggiunge anche il cervello e influenza il sistema nervoso centrale, che controlla la maggior parte delle funzioni dell'organismo indispensabili alla vita.

I suoi effetti variano in base alla dose di alcol che si ingerisce, alla concentrazione alcolica della bevanda e al fatto che l'alcol venga ingerito a stomaco vuoto oppure durante e dopo i pasti.

Contano, infine, anche la velocità con cui si beve e, naturalmente, le differenze tra individuo e individuo, il peso corporeo, il sesso e lo stato di salute.

ALCOL EFFETTI - Evitare ogni perdita di controllo
Le sensazioni che l'alcol produce sul sistema nervoso sono varie e dipendono soprattutto da quanto se ne ingerisce e in quali condizioni lo si fa.

Assumere una moderata quantità alcolica, attraverso bevande a bassa concentrazione, provoca una sensazione di piacevole euforia stimolando un comportamento più rilassato, più aperto alla socialità, più positivo (Birra e alcol).

Bere molto alcol, in forte concentrazione e molto velocemente, provoca abbattimento o comportamenti aggressivi ed altera le percezioni sensoriali fino ad arrivare alla perdita del controllo e della coscienza di sé.

FONTE: EFFETTI ALCOL

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02 septembre 2008

Birra diabete


Consumo di alcol sotto forma di birra e livelli di Omocisteina nei diabetici di tipo 2

In questo studio è stato analizzato l’effetto dell’alcol assunto sotto forma di birra e di altre bevande alcoliche in soggetti con diabete di tipo 2 (la forma di diabete non insulinico dipendente tipica dell’adulto) sui livelli ematici di Omocisteina (tHcy), considerato un indicatore di rischio di malattia cardiovascolare.

Il consumo complessivo di alcol era di 35.1+/-37.8 ml. al giorno, di cui 13.9+/-15.2 ml. sotto forma di birra.

Il consumo di etanolo totale e non proveniente da birra era positivamente correlato con i livelli di Omocisteina. La correlazione aveva invece un andamento inverso nel caso di assunzione di alcol sottoforma di birra.

Birra e diabete

L’assunzione giornaliera di 30 ml di alcol produceva un proporzionale aumento di Omocisteina di 0.6 µMoli/litro nel caso di assunzione complessiva; l’aumento poi cresceva a 1.1 nel caso di alcol specificatamente non derivante dalla birra ed invece diminuiva di 0.7 µM/litro nel caso di assunzione da birra. I
dati ottenuti sono stati verificati in modelli statistici. I risultati complessivi hanno mostrato che i livelli di Omocisteina erano inferiori nei bevitori di sola birra rispetto ai bevitori di altre bevande alcoliche (8.9+/-1.9 µM/L verso 11.5+/-5.5 µM/L, P=0.003).

Lo studio suggerisce quindi che il consumo di alcol in forma diversa dalla birra possa essere meno salutare nei soggetti diabetici di tipo 2, almeno per quello che riguarda i livelli di Omocisteina.

Approfondimenti e link:

---   come si fa la birra
--- alcol farmaci
--   birra diabete

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27 juin 2008

Birra: consumi in crescita nel 2007

l 2007 è stato un anno favorevole per il settore birrario italiano. Crescono, infatti, tanto la produzione quanto i consumi, e con essi aumenta in modo significativo l’export. Nei 15 impianti produttivi dislocati sul territorio nazionale, di cui 6 nel Centro-Sud Italia sono stati prodotti complessivamente 13.462.000 ettolitri di birra (di cui 1.068.000 esportati), mentre il consumo interno ha toccato i 18.513.000 ettolitri, pari a 31,1 litri pro capite, record assoluto per il nostro Paese.

Numeri non solo in aumento rispetto all’anno precedente - che già aveva registrato un trend positivo confrontato con il 2005 - ma, per molti versi, mai raggiunti prima. Ciò vale, oltre che per la produzione (+5% rispetto al 2006) ed i consumi complessivi (+3,7%), anche per il numero di persone impiegate nel settore: quasi 20.500 fra occupati diretti e indiretti, che salgono a 133 mila considerando l’indotto “allargato”. A questi dati vanno aggiunti quelli relativi al comparto italiano del malto, una delle materie prime utilizzate per la fabbricazione della birra: con 2 unità produttive (entrambe nel Centro-Sud) e 339 occupati fra diretti e indiretti, esso ha prodotto nel 2007 oltre 685.397 quintali di malto (+7,1% rispetto al 2006), in grado di coprire circa il 40% del totale del fabbisogno dell’industria birraria nazionale.


In una crescita che conferma il trend positivo registrato negli ultimi anni, spicca il forte aumento delle esportazioni, +36,7% rispetto al 2006. Nel dettaglio, l’industria nazionale ha mostrato un’elevata capacità di penetrazione in alcuni dei mercati stranieri più evoluti in termini di consumi di birra. Se si analizza infatti la destinazione del milione e oltre di ettolitri esportati nel 2007, si vede che più della metà (il 54%) è andata in Gran Bretagna, Sud Africa e Stati Uniti, al quale si aggiunge un altro 15% diviso fra Malta, Repubblica Ceca e Paesi Bassi. Sono risultati di grande rilievo, frutto di un’intelligente politica di marketing condotta dagli operatori italiani, ma anche dell’essere alcune aziende italiane parte ormai integrante di primari player internazionali dotati di estese ed efficienti reti distributive.

Al confronto, le importazioni sono cresciute percentualmente di appena il +5,2% attestandosi però su volumi assoluti nettamente superiori, con 6.119.000 ettolitri. Resta quindi comunque negativo il saldo commerciale italiano fra import ed export di birra (pari a poco più di 5 milioni di ettolitri). In particolare, l’aumento più forte viene dalla Germania (+300 mila ettolitri circa), che rappresenta da sola quasi il 60% dell’import di birra in Italia e che da anni riversa sul vicino mercato dell’Italia settentrionale gran parte del proprio eccesso strutturale dell’offerta di birra. Il fenomeno è in parte agevolato anche da un differenziale fiscale elevatissimo fra i due Paesi, che inevitabilmente genera, a volte, comportamenti elusivi dell’accisa. Più in generale, l’industria italiana continua a risentire in misura rilevante della competizione fiscale sleale di alcuni Paesi dell’Europa centro-orientale, fondata su norme nazionali meno rigorose delle nostre in merito alla denominazione del prodotto e su un forte differenziale fiscale rispetto all’Italia, che perciò esportano birra a prezzi che rischiano di mettere fuori mercato gli operatori nazionali.

Tra le cause dell’aumento dei consumi si segnala il progressivo modificarsi della composizione della popolazione residente in Italia, con la crescita del numero di abitanti provenienti da Paesi stranieri con una forte tradizione di consumo birrario. E la conferma del preminente ruolo dei consumi domestici (54,6%) rispetto al fuori casa, per i quali gli acquisti sono sempre più effettuati nella GDO, canale nel quale la birra è fortemente presente e può far valere la propria convenienza, anche economica, nei confronti di altre bevande. Infine, è indubitabile l’effetto della politica del settore in favore di un migliore posizionamento della birra nei moderni stili alimentari e di vita degli italiani.

Italia e resto d’Europa: consumi e produzione a confronto
Nonostante la crescita del 2007, i consumi di birra nel nostro Paese rimangono i più deboli dell’Unione Europea: i 31,1 litri annui pro capite - massimo storico mai toccato in Italia - costituiscono tuttora meno della metà dei consumi medi dell’UE (77,7 litri); appena un quinto di quelli della Repubblica Ceca (158,8 litri), leader della classifica; un quarto dei valori registrati in Irlanda e Germania (rispettivamente 114 e 111,2 litri); un terzo scarso dei risultati di Austria, Lussemburgo, Belgio e Gran Bretagna (108,2, 106, 89 e 87,4 litri a testa); e meno anche della Francia, penultima nella graduatoria con 31,6 litri annui di birra consumati a testa. Mentre un Paese con cultura e tradizioni alimentari a noi vicine, quale la Spagna, veleggia oltre gli 80 litri, ben al di sopra della stessa media europea.

Cresce il consumo di birra, diminuisce quello di alcol
Del resto, in Italia restiamo infatti virtuosi in quanto a consumi di alcol puro: il dato relativo alla birra si inserisce in un macro-trend storico che vede costantemente diminuire il consumo di alcol da parte degli italiani: mentre nel 1975 il consumo pro capite di alcol puro si attestava a quasi 13 litri, nel 2007 siamo arrivati a 6,7 litri, cioè a quasi la metà. Si rimarca, tuttavia, il fatto che i produttori nazionali di birra continuano a mostrare, tanto in numeri assoluti quanto negli andamenti dell’export, una forza ed una vitalità degne di nota. L’Italia si conferma infatti anche nel 2007 al nono posto fra i produttori di birra dell’Unione Europea, al di sopra di Paesi con una forte tradizione birraria quali Austria, Danimarca e Irlanda. L’industria birraria italiana, pur avendo una storia relativamente recente (poco più di due secoli) rispetto a quella di certi Paesi del Centro e del Nord Europa, ha mostrato e intende continuare a dimostrare la propria capacità di stare sul mercato globale, con oltre 200 marchi prodotti, soddisfacendo gran parte della domanda interna (72,7% ).

FONTE: Centro Informazione Birra

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17 juin 2008

APPROFONDIMENTI su alcol abuso dipendenza giovani effetti guida

APPROFONDIMENTI su alcol abuso dipendenza giovani effetti guida

consumo alcol

alcol adolescenti
alcol allattamento
alcol anziani
alcol bambini
alcol birra
alcol calorie
alcol dose
alcol effetti
alcol età
alcol giovani
alcol gravidanza
alcol guida
alcol lavoro
alcol quantità
alcol rischi
bere alcol


APPROFONDIMENTI su
alcol abuso dipendenza giovani effetti guida



consumo moderato alcol
consumo responsabile alcol

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13 juin 2008

cosa è l'alcol

L’alcol alimentare (alcol etilico o etanolo) presente in varia concentrazione nelle bevande alcoliche è una sostanza che deriva dalla fermentazione degli zuccheri contenuti nella frutta (i.e. il vino) oppure degli amidi di cui sono ricchi cereali (es: la  birra) e tuberi.
L’alcol possiede un proprio valore energetico (7 kcal per g), può quindi essere considerato un nutriente.

Va evidenziato che le calorie sviluppate dall’alcol vengono in gran parte disperse dall’organismo sotto forma di calore.
Le bevande alcoliche fermentate, come il vino e la birra, sono conosciute e consumate dall’uomo da 10.000 anni e fanno parte della cultura, dei riti e della vita sociale di quasi tutti i popoli del mondo. In particolare nella cultura occidentale, e soprattutto mediterranea, hanno assunto un significato di gradevole complemento dell’alimentazione e della vita di relazione.

In effetti, alcol calorie, bevuto in quantità moderata, può avere un effetto positivo sui comportamenti personali e sociali e favorire lo stato di benessere psicofisico. Se invece viene consumato in modo eccessivo o scorretto può rivelarsi dannoso per la salute del singolo individuo e per la sicurezza della comunità.

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05 juin 2008

Alcol - Abuso e dipendenza

Che cosa significa “abuso di alcol
L'abuso di alcol può essere acuto (un'eccessiva quantità di alcol assunta in una sola occasione) o cronico (dosi eccessive di alcol assunte continuativamente per lunghi periodi di tempo). Entrambi causano danni gravi alla salute.

L'alcol ingerito a forti dosi altera il metabolismo, influisce sulla pressione sanguigna, influenza il ritmo del cuore e può causare forme d'intossicazione anche gravi (intossicazione acuta da alcol).

Danni epatici gravi come la cirrosi, malattie cardiache, nervose e certi tipi di tumori sono le principali conseguenze di un uso smodato e prolungato nel tempo di bevande alcoliche.
   
    Che cosa significa “dipendenza da alcol
L'individuo dipendente dall'alcol non riesce a controllarne il consumo e non può fare a meno di bere. Ciò può dipendere da un abuso continuativo di bevande alcoliche, ma anche da una predisposizione genetica o da condizioni ambientali.

La mancata assunzione di alcol da parte di una persona che  ne è dipendente provoca sintomi psicologici e fisici da astinenza.

Chi soffre di dipendenza da alcol perde progressivamente la capacità di relazionarsi, lavorare ed agire, con evidenti gravi conseguenze personali, famigliari e sociali.

 

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13 mai 2008

alcol bevande

La presenza di alcol in  quantità variabile è comune a tutte le bevande alcoliche.

Quelle ottenute per fermentazione come la birra e il vino contengono quantità di alcol effetti piuttosto basse: 3-8% per la birra, 10-15% per il vino.

Quelle ottenute per  distillazione (i.e. acquaviti)  contengono in media il 40-60% di alcol mentre quelle ottenute per miscelazione  o macerazione (i.e. liquori) possono  contenerne dal 27% fino al 70%.

La quantità di alcol abuso presente nelle bevande alcoliche viene espressa in grado alcolico che corrisponde alla quantità in ml di alcol etilico presente in 100 ml di bevanda. Per ottenere il contenuto in peso di alcol presente nelle bevande alcoliche occorre moltiplicare il volume per il valore 0,8 che equivale al peso specifico dell’alcol. (Birra e alcol)

FONTE: Alcol adolescenti giovani anziani bambini salute alcol

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